Un saggio mi ha detto che i lettori ti faranno delle critiche, che ti diranno cosa non va secondo loro; il problema è che quello che a loro non piace non è determinato da quello che pensano loro. La parte difficile diell’analizzare le critiche, è comprendere il perché determinati parti non piacciano ai lettori.

Partiamo da un concetto fondamentale: se ti dicono che quel pezzo non piace, nel 99,99% dei casi è perché è brutto e scritto male.

Starà a te analizzare il pezzo e scoprire il vero motivo per il quale non piace e non pensare che i tuoi lettori siano stupidi e tu sia il depositario della verità; hai scritto di merda. STOP.

I fortunati lettori del mio libro lo apprezzano, ma mi hanno mosso delle critiche circostanziate, critiche che mi hanno e che mi stanno aiutando molto. GRAZIE.

Nella primissima stesura de “I Primi Maghi” ero partito in quarta con la scena della riunione del Consiglio dei dodici, parlando di congreghe, di Asisi, di organizzazioni territoriali e di Amel e di Primi Maghi. Pensavo di spiegare tutto, poco alla volta, nel procedere del libro.

Capito un cazzo, eh? Non solo tu.

Tutti, ma proprio tutti, hanno detto la stessa cosa: bello, ma che cazzè?

Nella mia testa era tutto chiaro, ma io non ero nella testa di tutti gli altri.

Quindi, ecco la mia soluzione geniale. Sono l’autore, chi meglio di me può spiegare queste cose? Nessuno, giusto?

Mi metto a scrivere pagine e pagine di descrizioni. Spiego chi sono i Primi Maghi, chi è Amel, chi sono gli Asisi, racconto le battaglie con Zizif e poi ti dico che tutto questo è perduto nella memoria e che è diventata una favoletta. Ci ho messo pure un paio di considerazioni etiche, per non farmi mancare nulla. Figo, vero?

Il testo scorre pure, cosa vuoi di più!

Mancavano le descrizioni socio politiche, quindi, nella parte della seduta del consiglio dei dodici ho messo degli spiegoni, che manco Wikipedia!

Pagine su pagine, date, eventi, strutture. Ho previsto tutto. Ora il lettore non ha più scuse, SA TUTTO!!!

Orbene e ordunque, sia chi aveva letto la prima stesura, sia chi non l’aveva letta era concorde nel dire che il libro era bello, ma…

I ma erano diversi:

  • la parte iniziale è troppo didascalica
  • la parte iniziale sembra la lista della nonna
  • sembrano scritti in due modi, la prima parte e la seconda
  • non mi sembra scorrere bene
  • tutte quelle informazioni, non sono troppe?
  • Amel non era morta
  • etc. etc.

In sintesi, era ancora una cagata pazzesca. (cit.)

Magari lo stile di scrittura non era il massimo e allora, nell’ennesima riscrittura, ho aggiunto frasi poetiche:

  • pagò così il suo pegno all’amore
  • la magia del fuoco, divenne conoscenza.

Marò, che figo che sono, che frasi bellissime!

Niente, le critiche sono rimaste le stesse; che palle sti lettori che non comprendono la mia genialità!

Nel frattempo continuavo a scrivere e la storia stava prendendo la sua forma. La seconda parte piaceva.

Ho letto, ho studiato, ma ancora non riuscivo a capire perché i lettori non capissero quanto ero figo e geniale nella prima parte.

Forse dovevo cambiare i lettori, ma non è che si trovino proprio dietro l’angolo, così ho desistito da questo proposito.

Ho abbandonato il libro per un mesetto o poco più, l’ho dimenticato sul computer.

Quando l’ho ripreso in mano, rileggendo la prima parte, mi è stato sul cazzo l’autore. Ma chi è sto tizio, cosa vuole, ma che si faccia i pipponi etici di fronte allo specchio. Che me ne frega di tutte queste informazioni buttate lì a casaccio tanto per. Delle sue opinioni, non me ne frega nulla.

Finalmente avevo capito il mio, ENORME, errore che poi portava le mie amate vittime, i miei lettori, a dirmi che non piaceva la prima parte, con varie motivazioni, tutte valide, ma che non erano la vera motivazione.

Rimaneva la necessità di fornire tutte quelle informazioni al lettore, ma dovevano essere parte della storia, non dovevano essere una stesura enciclopedica.

L’errore l’ho beccato, ma non la soluzione, almeno non subito. Poi è arrivata la folgorazione sulla via di Damasco! (Mi chiamo Paolo mica per niente.)

Per prima cosa ho diviso in due le cose da dire. La prima parte riguarda Amel, Zizif, gli Ameliani, i Primi Maghi, la Prima Maga, gli Asisi e gli umani e il fatto che ora siano solo favolette per bambini.

BAMBINI! MAMMA e i suoi BAMBINI. MAMMA che racconta una favola ai suoi BIMBI, prima di addormentarsi.

Il libro comincia quindi con dei bambini che chiedono alla loro mamma di raccontare una fiaba, prima di andare a letto: la mamma chiede loro se vogliono sentire la favola dei Primi Maghi e, dopo la risposta affermativa, la racconta.

Tutte le informazioni necessarie per il proseguo del libro, ci sono, solo che non sono né didascaliche, né opprimenti; il lettore le scopre poco alla volta, durante lo svolgimento di una scena, tra la mamma che racconta la fiaba e i bimbi che le pongono domande. La domanda più importante, quella che alcuni lettori mi avevano posto, trova la sua risposta.

La mamma salta un pezzo della fiaba e, dopo un po’, il bambino attento le pone la fatidica domanda: mamma, ma prima hai detto che Amel era morta!

L’obiettivo complessivo è raggiunto:

  • è una storia, non un cazzo di pippone didascalico dell’autore
  • è chiaro che ora è considerata una leggenda, una fiaba per bambini
  • il concetto fondamentale dell’immortalità di Amel è evidente
  • finalmente si legge bene

Secondo argomento, l’organizzazione politica degli Asisi e perché la situazione è buia ed è necessaria la riunione del Consiglio dei dodici per fare luce (quella che una volta era l’inizio del libro).

Dalla spiegazione della situazione attuale, è nato un capitolo intero. Non scendo in particolari, ma scorre bene.

Per quello che riguarda la storia dell’organizzazione politica e del perché ora sia così se ne occupa una interrogazione a scuola.

Finito il capitolo dove si comprende perché la situazione sia buia e che si conclude con la richiesta di presenza al Consiglio, c’è questa bellissima interrogazione di storia.

La scena comincia con la prof che avvisa che ci sarà una interrogazione a sorpresa e comincia a sfogliare i nomi sul registro.

Chiama due studenti, uno fa scena muta o dice stronzate e l’altro invece risponde correttamente. Poi manda al posto i due e tira fuori una studentessa; anche lei risponde bene e aggiunge anche alcune informazioni personali, non richieste dalla prof.

Finalmente, ora, tutto fila, non ci sono i pipponi dell’autore (me stesso medesimo) e sono tutte scene della storia.

Non c’è più il raccontato, c’è la storia che si dipana.

Naturalmente ci saranno un altro miliardo di errori, ma, con pazienza, la storia vedrà la luce.

3 Replies to “Scrittura immersiva VS pipponi degli autori”

  1. Ok. Paolo. Non voglio farmi i cazzi tuoi ma sono curioso di rileggere. A me era piaciuto e vieppiù era piaciuto nella versione lettura della sera con Andrea, mio figlio. Mi fa piacere che stai elaborando e spero il testo ne tragga giovamento. A noi era piaciuto assai già nella prima stesura. Ciao. S.Ten. CC. Cpl. Guido Torelli.

  2. [10/8, 12:05] Guido Torelli: Comunque scorre meglio. A me non dava fastidio ma era tipo abstract – introduzione – condizioni al contorno – materiali e metodi – svolgimento.
    [10/8, 12:05] Guido Torelli: Il che mi aiutava da un punto di vista analitico, cosa cui sono abituato, ma levava pathos.
    [10/8, 12:06] Guido Torelli: È subito chiara la natura di Amel.
    [10/8, 12:06] Guido Torelli: L’incipit della storia, con i 52 cuori scoppiati, è differente mi pare.

    Commenti di getto alla lettura.

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